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Tetes de Bois, Non si può essere seri a 17 anni
(Wie versprochen. Ima tebe.)
Eh insomma, da un paio di mesi sono “enne” anch’io.
Si sa come vanno queste cose: capelli grigi, poca voglia di fare del bene, malinconia, lavoro, poco lavoro, tanto lavoro, soldi? grazie.
No, dai, non è che sia proprio così.
Sono “enne”, questo è vero, ma continuano a piacermi più o meno le stesse cose.
Tipo per colazione devo avere sempre il caffè nero amaro e bollente. Sul fatto del bollente non transigo, manco in piena estate col caldo afoso da trenta gradi e oltre. Posso anche sudare, tipo effetto sauna, non me ne frega niente, ma il caffè deve essere bollente. Di solito, quando lo preparo, tengo sempre il coperchio della moka aperto, perché mi piace vedere mentre sale.
Ho un forma di amore viscerale per i novellini della gentilini. Se avessi avuto successo nello sport, avrei cercato in tutti i modi di farmi sponsorizzare da loro.
Subito dopo i novellini, viene la marmellata di arance. Mi piace un bel po’ e la mangio col cucchiaino direttamente dal vasetto. Penso che non smetterei mai fino a che non lustrerei il barattolo, se potessi.
Dopo, ancora, c’è la ricotta mescolata con lo zucchero. Questo mi ricorda tanto le colazioni a casa della nonna come tutta una serie di altre cose che adesso non ho voglia di scrivere.
Nonostante C. continui a ripetere che la notte ha la sua forza (non dice proprio così, ma semplifico), continuo a preferire la sveglia presto alla mattina. Mi piace camminare per le vie ancora deserte, osservare la città che si sveglia lentamente, e pormi profondi quesiti esistenziali, come quella volta in cui mi sono chiesta come ti piace fare colazione alla mattina, se prendi il caffè, mangi una pasta, e se lo zucchero a velo ti impiastriccia il viso e la punta delle dita.
Mi piace l’acqua. Con il tempo, lo stare in acqua è diventato una specie di bisogno fisiologico. Mi piace andare sott’acqua, stare sul fondo, in apnea, e da lì guardare in superficie; e poi il silenzio e quella sensazione di essere ovattati.
Però c’ho paura di nuotare dove il mare è così profondo che non si riesce a vedere il fondo, ma solo buio.
A volte, mi perdo con la testa tra le nuvole e questa è una gran cosa. Ci sono momenti in cui ricerco silenzio e solitudine. Ultimamente, direi soprattutto in pausa pranzo.
Mi piace la piazza di provincia.
Non ho ancora capito se mi piace di più la versione di Round Midnight di Miles Davis o quella di Thelonius Monk. Quando lo capirò, penso che mi sveglierò in piena notte urlando. So, comunque, che mi piacerebbe ballare su Chet Baker con la persona.
Penso che se qualcuno arrotolasse una sigaretta per me, potrei anche prendere in considerazione l’idea di fumare.
Poi volevo anche dire che mi manca R. che prepara il tè al pomeriggio, e le nostre chiacchiere nell’attesa. Però il macello sulla scrivania me lo sono portato dietro. E il mio collega, B., bestemmia a tutto andare nei momenti topici della giornata. Io lo guardo con la faccia “F4” (basita; cit.), ma solo perché ha il vizio della bestemmia creativa e mi sorprende ogni volta. Lui sente di doversi giustificare, ché “alcune situazioni, alcuni momenti possono essere sintetizzati solo con un bestemmione come si deve”.
Ah sì, stavo per scordarmi forse la cosa più importante: ho finito il cubo di Rubik. Ma così. Un pomeriggio mi è venuto l’input e mi sono messa a provare e riprovare. Dovevo essere proprio annoiata a morte eh.
Comunque, l’ho finito col metodo a strati, quello per principianti. Inutile dire che sono orgoglioserrima di me. Ovvio.
Quando attraverserò un altro momento di sconforto sufficientemente peso, mi cimenterò con il metodo Fridrich, quello per esperti.
Avrei voglia di, ma credo di non sapere più come si fa.
Vabbè dai, ora basta, via.