Sassetti

On Air:
Everyday is like sunday, Morrissey

Dopo l’ennesima richiesta di integrazione documentale, potrei seriamente iniziare ad odiare la cooperazione. Mi sembra una situazione come in quel libro di Kafka, in cui il protagonista non riesce a raggiungere il castello. Una cosa simile.

Il mio collega B. non c’è, perché è in Sudamerica ormai da una settimana o forse qualcosa di più. Non avrei mai immaginato di dirlo, ma mi manca e soprattutto mi mancano le nostre scemenze quotidiane. Ecco, vorrei vedere se gli arrivava a lui l’ennesima mail con l’ennesima richiesta di integrazione. Sarebbe partito un “fottiti, brutto stronzo!”.

Nei giorni scorsi ho constato che le clarks e la pioggia non sono un’accoppiata vincente.

Mi stanno tampinando per i biglietti che ho per i Radiohead. Man mano che passa il tempo il tampinamento cresce. E cresce. E cresce. E cresce, ancora. Ma sapete cosa? M’importa ‘na sega.

A te, che mi fai i disegnini di cuore e cortocircuiti del cuore, vorrei dire che mi è piaciuto un bel po’ quello che hai detto circa la tua specializzazione ed i motivi per cui l’hai scelta. E pure che mi piacerebbe vederti fuori di lì. Ma sono troppo pesce lesso per farlo, e mi affido al caso.

Io sono lenta. Ma lo volete capire che sono lenta? Alle cose ci arrivo, forse non subito, ma ci arrivo. Con i miei tempi. Con la mia lentezza. Però ci arrivo.

Ma che volete che vi dica

On Air:
Tetes de Bois, Non si può essere seri a 17 anni

(Wie versprochen. Ima tebe.)

Eh insomma, da un paio di mesi sono “enne” anch’io.
Si sa come vanno queste cose: capelli grigi, poca voglia di fare del bene, malinconia, lavoro, poco lavoro, tanto lavoro, soldi? grazie.
No, dai, non è che sia proprio così.
Sono “enne”, questo è vero, ma continuano a piacermi più o meno le stesse cose.
Tipo per colazione devo avere sempre il caffè nero amaro e bollente. Sul fatto del bollente non transigo, manco in piena estate col caldo afoso da trenta gradi e oltre. Posso anche sudare, tipo effetto sauna, non me ne frega niente, ma il caffè deve essere bollente. Di solito, quando lo preparo, tengo sempre il coperchio della moka aperto, perché mi piace vedere mentre sale.
Ho un forma di amore viscerale per i novellini della gentilini. Se avessi avuto successo nello sport, avrei cercato in tutti i modi di farmi sponsorizzare da loro.
Subito dopo i novellini, viene la marmellata di arance. Mi piace un bel po’ e la mangio col cucchiaino direttamente dal vasetto. Penso che non smetterei mai fino a che non lustrerei il barattolo, se potessi.
Dopo, ancora, c’è la ricotta mescolata con lo zucchero. Questo mi ricorda tanto le colazioni a casa della nonna come tutta una serie di altre cose che adesso non ho voglia di scrivere.
Nonostante C. continui a ripetere che la notte ha la sua forza (non dice proprio così, ma semplifico), continuo a preferire la sveglia presto alla mattina. Mi piace camminare per le vie ancora deserte, osservare la città che si sveglia lentamente, e pormi profondi quesiti esistenziali, come quella volta in cui mi sono chiesta come ti piace fare colazione alla mattina, se prendi il caffè, mangi una pasta, e se lo zucchero a velo ti impiastriccia il viso e la punta delle dita.
Mi piace l’acqua. Con il tempo, lo stare in acqua è diventato una specie di bisogno fisiologico. Mi piace andare sott’acqua, stare sul fondo, in apnea, e da lì guardare in superficie; e poi il silenzio e quella sensazione di essere ovattati.
Però c’ho paura di nuotare dove il mare è così profondo che non si riesce a vedere il fondo, ma solo buio.
A volte, mi perdo con la testa tra le nuvole e questa è una gran cosa. Ci sono momenti in cui ricerco silenzio e solitudine. Ultimamente, direi soprattutto in pausa pranzo.
Mi piace la piazza di provincia.
Non ho ancora capito se mi piace di più la versione di Round Midnight di Miles Davis o quella di Thelonius Monk. Quando lo capirò, penso che mi sveglierò in piena notte urlando. So, comunque, che mi piacerebbe ballare su Chet Baker con la persona.
Penso che se qualcuno arrotolasse una sigaretta per me, potrei anche prendere in considerazione l’idea di fumare.
Poi volevo anche dire che mi manca R. che prepara il tè al pomeriggio, e le nostre chiacchiere nell’attesa. Però il macello sulla scrivania me lo sono portato dietro. E il mio collega, B., bestemmia a tutto andare nei momenti topici della giornata. Io lo guardo con la faccia “F4” (basita; cit.), ma solo perché ha il vizio della bestemmia creativa e mi sorprende ogni volta. Lui sente di doversi giustificare, ché “alcune situazioni, alcuni momenti possono essere sintetizzati solo con un bestemmione come si deve”.
Ah sì, stavo per scordarmi forse la cosa più importante: ho finito il cubo di Rubik. Ma così. Un pomeriggio mi è venuto l’input e mi sono messa a provare e riprovare. Dovevo essere proprio annoiata a morte eh.
Comunque, l’ho finito col metodo a strati, quello per principianti. Inutile dire che sono orgoglioserrima di me. Ovvio.
Quando attraverserò un altro momento di sconforto sufficientemente peso, mi cimenterò con il metodo Fridrich, quello per esperti.

Avrei voglia di, ma credo di non sapere più come si fa.

Vabbè dai, ora basta, via.

Alter-ego

Stamattina P. ha dimenticato il cellulare a casa ed ha assaporato la gioia di passare una giornata da potenzialmente irraggiungibile.
Ad una certa, pure l’orologio ha detto ciao e l’ha abbandonata. Questo episodio, però, l’ha divertita meno visto che ha fatto tardi ad una riunione e ha dovuto pure rincorrere il bus.
In pausa pranzo, P. ha letto qualche pagina di Hanno tutti ragione seduta su una bitta, al sole e col mare davanti, ed ha riscontrato alcune teorie che le aveva già esposto C. a suo tempo.
Vedi che C. c’ha ragione.

Momento “nostalgia canaglia”.
In sti giorni,  sto ascoltando un sacco le canzoni di Dalla. E’ vero, tutto ciò è tristemente banale. Ma insomma.
Ci sono parecchie canzoni di Dalla che mi piacciono. Ad esempio,  che so, Com’è profondo il mare, Anna e Marco, L’ultima luna, Futura, e via di questo passo. Ma la canzone che posso dire di aver proprio riscoperto è La sera dei miracoli.
Quella canzone lì, è. Ecco.

Building the Wall

13.04.2011
The Wall Live, Roger Waters

See you soon

“Ho pensato nevica
ho pensato
pensa se ora nevicasse
basterebbe questo a farci stare più tranquilli
ma se tutto quanto ad un tratto
diventasse di un colore solo
avrei difficoltà a trovarti.”

Psichedelie domenicali

Ho ricominiciato ad ascoltare molto le due Elle nostrane, L’Aura e la Pausini.
Spesso contemporaneamente.
Gli effetti sonori che creano sono inaspettatamente psichedelici.

Per non rallentare

Per non rallentare, Cappello A Cilindro

Un’autodedica, per oggi.
Perché sì.

(Hvala tudi tebi. Prvič sem jo poslušala skupaj s tabo. Nekega poletnega dne.)

Riassunto in forma di elenco

(A matita, appunto su taccuino.)

La vita: lavoro, lavoro, lavoro, cercare lavoro, cercare lavoro, lavoro, lavoro, problemi di soldi, lavoro, sesso, lavoro, cercare lavoro, sesso, lavoro, lavoro, problemi di soldi, problemi di soldi, la salute va a puttane, io no, problemi di soldi, lavoro, lavoro, lavoro, cercare vita.

Ri-ordinare

Il trash che mi abita lo nascondo molto bene tra un disco degli Arcade Fire e uno dei Radiohead,  tra un cd degli Editors e uno di Vinicio Capossela.

Precipitazioni sparse

La fine del duemilaundici e l’inizio del duemiladodici sono segnati da Oceano di gomma, ma nella versione con Le luci della centrale elettrica.

Subito dopo arriva il disco di Eric Clapton e Wynton Marsalis (Layla, in particolare).

Potrei fare la classifica delle cinque canzoni che ho ascoltato di più recentemente. Però subito dopo averlo pensato, mi è già passata la voglia. E poi non so scegliere.

Come? Se ho fatto la lista degli (s)propositi per l’anno nuovo?
Ma ovviamente. D’altronde, le boiate pensate o dette durante picchi d’ebbrezza o di depressione totale, sono fatte proprio per essere disattese.

In verità, l’anno nuovo inizia a settembre.

Mi sono scordata di Ovunque proteggi. Com’è possibile, mi chiedo.

Tra pochi giorni c’è l’Epifania (…che tutte le feste si porta via), e anche per quest’anno potrò porre fine alle ostilità.

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